Notizie dalla Bosnia Erzegovina

Referendum Repubblica Srpska - Adesione alla UE

Commento di Irfanka Pagasic

tiamo bene, cari nostri. La campagna pre-elettorale per le elezioni locali è in pieno andare, sporca come sempre.

In qualche modo ormai ci siamo abituati a convivere con le continue minacce e ricatti del presidente della Repubblica Srpska- Milorad Dodik: a partire dalla negazione del genocidio, alla celebrazione dei criminali di guerra, dalla negazione e disprezzo di tutto quello che è bosniaco fino alle offese rivolte a tutti quelli che la pensano in modo diverso e poco importa che essi siano giornalisti, politici, gente comune e a qualsiasi nazionalità essi appartengano.

Le tensioni durano da anni e la domanda era : quale sarà la prossima. A dire il vero anche gli altri politici della Bosnia e Hercegovina non si sono mai preoccupati di trovare soluzioni per rendere le condizioni di vita migliori. L'importante che per loro vada tutto bene, però quello che sta facendo Milorad Dodik da anni è una vera e propria tortura psicologica su tutti. Annuncia vari referendum in Bosnia e Hercegovina relativi al Tribunale della Bosnia e Hercegovina, alla secessione ed ora come ultimo il referendum sulla Giornata della Repubblica Srpska. Quello che rende la situazione molto preoccupante è il fatto che sono tutti consapevoli che qui si tratta solo della prova per il referendum che Dodik va annunciando da anni e cioè la separazione della Repubblica Srpska dalla Bosnia e Hercegovina.

La Corte Costituzionale ha proclamato il referendum illegale e quindi il non luogo a procedere ma questo purtroppo per Dodik e non solo per lui, questa sentenza non significa nulla.

Dalla Commissione di Venezia annunciano che la Corte Costituzionale ha stabilito che la Giornata della Repubblica Srpska è incostituzionale in quanto discriminatoria verso la popolazione non serba di questa entità, e che lo scopo del referendum sia mettere in discussione le competenze di questa Corte, che e' inaccettabile.

 

La CI (Comunità Internazionale) non appoggia e condanna il referendum, però è evidente che ha lasciato alle istituzioni del paese il compito di occuparsi delle faccende interne al paese, come tra l'altro fanno tutti i paesi sovrani. Però la Repubblica Srpska si rifiuta di accettare e di procedere secondo la sentenza della Corte Costituzionale e di conseguenza il referendum si svolgerà il 25 Settembre, sette giorni prima delle elezioni locali. Non c'è dubbio che faccia parte della campagna elettorale, ma non solo.

Secondo la dichiarazione dell'Alto Rappresentante della Comunità Internazionale il signor Valentin Inzko, " questo referendum è molto di più di una politica elettorale che si pone come obbiettivo la raccolta dei punti a favore, esso rappresenta la contestazione della Corte Costituzionale della Bosnia e Hercegovina, delle sue decisioni, della Costituzione del paese e dello stati di diritto del paese".

 

Questa non è la prima volta che Repubblica Srpska tenta di appropriarsi delle competenze dello Stato, anche se continua a ripetere che è lo Stato della Bosnia e Hercegovina che vuole appropriarsi delle competenze della Repubblica Srpska. Ci sono molti esempi di quando le istituzioni della Repubblica Srpska si sono messe oppure hanno tentato di mettersi al di sopra delle istituzioni dello Stato.

Hanno rigettato i risultati dell'ultimo censimento, l'anno scorso hanno minacciato di interrompere qualsiasi collaborazione con le istituzioni della Bosnia e Hercegovina, qualche anno fa hanno aperto a Bruxelles una loro rappresentanza, ai bambini nella Repubblica Srpska non permettono di usare il termine lingua bosniaca anche se garantito dalla Costituzione e ecc.

Io personalmente, non riesco ad accettare il modo in cui il premier serbo Aleksandar Vucic vuole rappresentare se stesso come pacifista. In modo ipocrita dichiara di non appoggiare il referendum ma che non vuole immischiarsi nelle faccende della Bosnia e Hercegovina per poi, solo alcuni giorni dopo, a Doboj nella Bosnia e Hercegovina, partecipare, insieme a Dodik all'apertura di un pezzo di autostrada che porta il nome 9 Gennaio, la data alla quale si riferisce il referendum, lo stesso che a portato a nuove tensioni.

Nella marea di reazioni dopo l'annuncio del referendum i politici altolocati della Bosnia e Hercegovina, nella maggior parte si richiamano alla Comunità Internazionale che a loro parere dovrebbe reagire/ tranne la Russia, tutte gli stati europei e gli Stati Uniti hanno condannato il referendum e lo ritengono illegittimo. Il problema è che Dodik e le autorità della Repubblica Srpska non desistono.

C'è stata una burrascosa reazione delle autorità e dei media serbi che li appoggiano alla dichiarazione isolata di Sefer Halilovic, ex comandante delle forze armate bosniache da tanto tempo pensionato ed oggi leader di un marginale partito politico che ha solo un rappresentante nel Parlamento dello Stato e nessuna funzione il quale ha detto che " il referendum nella Repubblica Srpska rappresenta il disimballaggio dell'accordo di Dayton, però dopo il quale noi non permetteremo che metà dello Stato si separi".

 

Gli articoli nei giornali e le dichiarazioni dei personaggi di spicco serbi mi hanno ricordato quelli durante la guerra, solo che questa volta sembravano ancora più terrificanti perché sappiamo bene gli orrori che la guerra porta. paese dove le differenze  e i diritti di tutti verranno profondamente rispettati.  Penso che ce lo meritiamo.